In un contesto macroeconomico in cui l’Italia nel 2025 cresce a ritmo moderato (+0,5-0,6% del PIL), il settore agroalimentare si conferma uno dei principali motori del Paese. Con un peso pari a circa il 15% del PIL nazionale, il comparto mostra segnali di solidità strutturale: la produzione industriale alimentare registra un +4,5% rispetto allo stesso trimestre del 2024, mentre l’export raggiunge il record di 73 miliardi di euro (+5-6% su base annua).
In questo scenario, l’Italia non è solo custode della tradizione gastronomica, ma si posiziona come riferimento europeo per l’innovazione applicata alla filiera agroalimentare.
Investimenti in crescita contro il trend globale
Sommario
- 1 Investimenti in crescita contro il trend globale
- 2 501 startup attive e +47% di nuovi posti di lavoro
- 3 Identikit dei founder: alta formazione e competenza settoriale
- 4 Tecnologia proprietaria e trasferimento universitario
- 5 I segmenti trainanti: Innovative Food e Agritech
- 6 Un modello italiano che diventa benchmark europeo
Il dato più rilevante arriva dal nuovo Report sullo Stato dell’AgriFoodtech in Italia, elaborato da Eatable Adventures per il Verona Agrifood Innovation Hub. Mentre a livello globale gli investimenti nel settore registrano una flessione del 12% (e del 3,7% in Europa), l’Italia cresce del +18%, con 121,6 milioni di euro raccolti nel 2025 rispetto ai 103 milioni del 2024.
Si tratta di un segnale chiaro di maturazione dell’ecosistema nazionale, capace di attrarre capitali più strutturati e investitori specializzati.
Come evidenziato nel report, si riduce il peso dei micro-investimenti (sotto i 350.000 euro), che passano dal 60% al 42%, mentre aumentano in modo significativo i round superiori al milione di euro: dal 12,4% del 2024 al 39,4% nel 2025. Un indicatore che racconta un mercato più selettivo, orientato a modelli industriali solidi e scalabili.
501 startup attive e +47% di nuovi posti di lavoro
La crescita degli investimenti si riflette anche sul tessuto imprenditoriale. Nel 2025 le startup agrifoodtech attive in Italia raggiungono quota 501, con un incremento del +23% rispetto all’anno precedente.
Ancora più significativo è l’impatto occupazionale: il settore genera 4.410 posti di lavoro totali, segnando un +47% su base annua. Un dato che conferma il passaggio dalla fase sperimentale a quella di consolidamento e scaling.
Le regioni leader
La distribuzione geografica mostra una forte concentrazione nel Nord Italia:
- Lombardia: 28,1% delle startup
- Piemonte: 11,7%
- Emilia-Romagna: 10,9%
- Veneto e Trentino-Alto Adige: 7,8% ciascuno
Questi territori beneficiano di un ecosistema industriale maturo, università di eccellenza e iniziative come il Verona Agrifood Innovation Hub, che favoriscono l’incontro tra capitale, ricerca e industria.
Identikit dei founder: alta formazione e competenza settoriale
Uno degli elementi distintivi dell’Agrifoodtech italiano è il capitale umano.
L’età media dei founder è di 38,7 anni e oltre il 90% possiede un titolo universitario. Il 35,2% ha conseguito un PhD, dato che colloca l’Italia tra i Paesi europei con il più alto livello accademico nel settore.
Inoltre:
- Il 53,1% è composto da serial founder
- Il 73% ha esperienza pregressa nel comparto agroalimentare
Questa combinazione tra competenze tecniche, esperienza imprenditoriale e conoscenza di mercato contribuisce alla solidità dei progetti.
Tecnologia proprietaria e trasferimento universitario
Dal punto di vista tecnologico, oltre il 62% delle startup sviluppa soluzioni proprietarie internamente, mantenendo il controllo sull’innovazione.
La tutela della proprietà intellettuale è diffusa:
- 42,2% ha depositato almeno un brevetto
- 46,9% ha registrato marchi
Le tecnologie più adottate includono:
- Intelligenza Artificiale (43,8%)
- Biotecnologie (30,5%)
- Machine Learning (29,7%)
Un altro elemento distintivo è la maturità tecnologica: il 74,3% delle startup si trova in fasi avanzate di sviluppo (TRL 7-9), con soluzioni già validate e pronte per l’adozione industriale.
Il trasferimento tecnologico università-impresa raggiunge il 22,4%, superiore alla media europea. Il 17,6% delle tecnologie nasce in collaborazione con università, segnale di un ecosistema che sta rafforzando il ponte tra ricerca accademica e applicazione industriale.
I segmenti trainanti: Innovative Food e Agritech
Le innovazioni italiane si concentrano principalmente su quattro aree:
- Produzione e trasformazione alimentare (31,1%)
- Agritech (27,7%), con focus su automazione e robotica agricola
- Logistica e delivery (19,6%)
- Retail e HORECA tech (16,2%)
Insieme rappresentano il 95% del mercato, delineando una filiera sempre più integrata, digitale e orientata alla sostenibilità.
Un modello italiano che diventa benchmark europeo
Il 2025 segna un punto di svolta: mentre l’Europa rallenta, l’Italia accelera, dimostrando che tradizione agroalimentare e innovazione tecnologica possono convivere e rafforzarsi reciprocamente.
L’Agrifoodtech Made in Italy non è più un mercato emergente, ma un ecosistema maturo, capace di attrarre investitori internazionali, generare occupazione qualificata e sviluppare tecnologie pronte per la scalabilità globale.
La sfida ora è consolidare questa leadership e trasformare il potenziale in espansione internazionale strutturata, rendendo l’innovazione agroalimentare uno degli asset strategici più rilevanti per il futuro economico del Paese.
