Beauty a domicilio e lavoro femminile: come Deeva può favorire l’emersione del lavoro sommerso

Foto Team Deeva

Il settore beauty continua a rappresentare una delle principali opportunità occupazionali per le donne in Italia, ma anche uno degli ambiti in cui il lavoro sommerso resta più diffuso. Tra percorsi professionali poco strutturati, difficoltà nell’avviare un’attività autonoma e burocrazia, molte professioniste faticano a trasformare le proprie competenze in un’impresa sostenibile.

È in questo scenario che si inserisce Deeva, startup nata dallo Studio Mamazen, che ha sviluppato una piattaforma digitale dedicata ai servizi beauty a domicilio con l’obiettivo di supportare estetiste e professioniste del settore attraverso un modello di lavoro regolare, autonomo e supportato dalla tecnologia.

Il lavoro sommerso resta una sfida per il settore beauty

Secondo i dati citati dalla startup, il comparto dei servizi alla persona continua a registrare una presenza significativa di economia informale.

Le stime indicano che oltre il 32% del valore del settore è riconducibile all’economia sommersa, mentre nel comparto beauty il tasso di abusivismo supera il 27%, evidenziando una criticità strutturale che coinvolge migliaia di lavoratrici.

A pesare sono diversi fattori: investimenti iniziali elevati, complessità amministrativa, difficoltà nel reperire clienti e limitate prospettive di crescita professionale.

Una piattaforma per favorire l’imprenditorialità

Il modello sviluppato da Deeva punta a ridurre alcune delle principali barriere che ostacolano l’avvio di un’attività autonoma.

La piattaforma mette a disposizione delle professioniste strumenti digitali, formazione continua, supporto nella gestione amministrativa e un flusso di clienti già esistente, semplificando il percorso verso la regolarizzazione dell’attività.

L’obiettivo è rendere più accessibile l’imprenditorialità individuale senza limitarsi alla semplice digitalizzazione del servizio.

Un mercato che esiste già

Secondo la valutazione d’impatto realizzata dalla startup, circa il 90% delle professioniste oggi presenti nel network operava in precedenza in modo informale.

Il dato suggerisce come una parte rilevante dell’offerta di servizi beauty sia già presente sul mercato, ma trovi difficoltà a svilupparsi all’interno di percorsi professionali pienamente regolamentati.

Redditi e opportunità di crescita

Il progetto interviene anche sul fronte della valorizzazione economica del lavoro.

Nel modello proposto da Deeva, il compenso orario delle professioniste varia mediamente tra 10 e 18 euro, a fronte di valori generalmente inferiori registrati nel lavoro dipendente tradizionale del comparto.

Accanto agli aspetti economici, la startup ha introdotto anche figure intermedie come Team Leader e Ambassador, creando nuove opportunità di responsabilità e sviluppo professionale oltre ai tradizionali percorsi che portano dall’apprendistato all’apertura di un salone.

Il beauty a domicilio amplia il mercato

L’esperienza della startup evidenzia inoltre come il servizio a domicilio intercetti una domanda spesso poco servita dal mercato tradizionale.

Analizzando la propria base clienti, Deeva rileva infatti una presenza significativa di:

  • persone over 75;
  • utenti con disabilità motorie, sensoriali o cognitive;
  • neomamme nel periodo successivo alla gravidanza.

Per molti di questi clienti il servizio domiciliare non rappresenta un’alternativa al salone, ma l’unica possibilità concreta di accedere ai trattamenti beauty.

Startup e innovazione al servizio del lavoro femminile

L’esperienza di Deeva mostra come le startup possano contribuire non solo all’innovazione tecnologica, ma anche all’evoluzione dei modelli occupazionali.

Attraverso piattaforme digitali, formazione e strumenti di supporto all’attività autonoma, è possibile favorire l’emersione del lavoro sommerso, ampliare l’accesso ai servizi e creare nuove opportunità professionali in un settore storicamente caratterizzato da elevata informalità.

Commentando il progetto, Irene Giani, co-founder di Deeva, ha dichiarato:

“Quando si parla di lavoro femminile si insiste spesso sulla flessibilità, che è certamente importante. Ma c’è un tema ancora più profondo: creare le condizioni perché una lavoratrice possa operare in modo regolare, costruire una clientela, crescere e vivere della propria professione. È su questo che abbiamo scelto di concentrarci.”

La startup propone così un modello che unisce innovazione digitale, supporto operativo e valorizzazione delle competenze professionali, contribuendo a rendere più accessibile il percorso imprenditoriale nel settore beauty.

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