Agrifoodtech in Italia: investimenti in crescita del +18% e 501 startup attive nel 2025

Foto Report AgrifoodTech 2025

In un contesto macroeconomico in cui l’Italia nel 2025 cresce a ritmo moderato (+0,5-0,6% del PIL), il settore agroalimentare si conferma uno dei principali motori del Paese. Con un peso pari a circa il 15% del PIL nazionale, il comparto mostra segnali di solidità strutturale: la produzione industriale alimentare registra un +4,5% rispetto allo stesso trimestre del 2024, mentre l’export raggiunge il record di 73 miliardi di euro (+5-6% su base annua).

In questo scenario, l’Italia non è solo custode della tradizione gastronomica, ma si posiziona come riferimento europeo per l’innovazione applicata alla filiera agroalimentare.

Investimenti in crescita contro il trend globale

Il dato più rilevante arriva dal nuovo Report sullo Stato dell’AgriFoodtech in Italia, elaborato da Eatable Adventures per il Verona Agrifood Innovation Hub. Mentre a livello globale gli investimenti nel settore registrano una flessione del 12% (e del 3,7% in Europa), l’Italia cresce del +18%, con 121,6 milioni di euro raccolti nel 2025 rispetto ai 103 milioni del 2024.

Si tratta di un segnale chiaro di maturazione dell’ecosistema nazionale, capace di attrarre capitali più strutturati e investitori specializzati.

Come evidenziato nel report, si riduce il peso dei micro-investimenti (sotto i 350.000 euro), che passano dal 60% al 42%, mentre aumentano in modo significativo i round superiori al milione di euro: dal 12,4% del 2024 al 39,4% nel 2025. Un indicatore che racconta un mercato più selettivo, orientato a modelli industriali solidi e scalabili.

501 startup attive e +47% di nuovi posti di lavoro

La crescita degli investimenti si riflette anche sul tessuto imprenditoriale. Nel 2025 le startup agrifoodtech attive in Italia raggiungono quota 501, con un incremento del +23% rispetto all’anno precedente.

Ancora più significativo è l’impatto occupazionale: il settore genera 4.410 posti di lavoro totali, segnando un +47% su base annua. Un dato che conferma il passaggio dalla fase sperimentale a quella di consolidamento e scaling.

Le regioni leader

La distribuzione geografica mostra una forte concentrazione nel Nord Italia:

  • Lombardia: 28,1% delle startup
  • Piemonte: 11,7%
  • Emilia-Romagna: 10,9%
  • Veneto e Trentino-Alto Adige: 7,8% ciascuno

Questi territori beneficiano di un ecosistema industriale maturo, università di eccellenza e iniziative come il Verona Agrifood Innovation Hub, che favoriscono l’incontro tra capitale, ricerca e industria.

Identikit dei founder: alta formazione e competenza settoriale

Uno degli elementi distintivi dell’Agrifoodtech italiano è il capitale umano.

L’età media dei founder è di 38,7 anni e oltre il 90% possiede un titolo universitario. Il 35,2% ha conseguito un PhD, dato che colloca l’Italia tra i Paesi europei con il più alto livello accademico nel settore.

Inoltre:

  • Il 53,1% è composto da serial founder
  • Il 73% ha esperienza pregressa nel comparto agroalimentare

Questa combinazione tra competenze tecniche, esperienza imprenditoriale e conoscenza di mercato contribuisce alla solidità dei progetti.

Tecnologia proprietaria e trasferimento universitario

Dal punto di vista tecnologico, oltre il 62% delle startup sviluppa soluzioni proprietarie internamente, mantenendo il controllo sull’innovazione.

La tutela della proprietà intellettuale è diffusa:

  • 42,2% ha depositato almeno un brevetto
  • 46,9% ha registrato marchi

Le tecnologie più adottate includono:

  • Intelligenza Artificiale (43,8%)
  • Biotecnologie (30,5%)
  • Machine Learning (29,7%)

Un altro elemento distintivo è la maturità tecnologica: il 74,3% delle startup si trova in fasi avanzate di sviluppo (TRL 7-9), con soluzioni già validate e pronte per l’adozione industriale.

Il trasferimento tecnologico università-impresa raggiunge il 22,4%, superiore alla media europea. Il 17,6% delle tecnologie nasce in collaborazione con università, segnale di un ecosistema che sta rafforzando il ponte tra ricerca accademica e applicazione industriale.

I segmenti trainanti: Innovative Food e Agritech

Le innovazioni italiane si concentrano principalmente su quattro aree:

  • Produzione e trasformazione alimentare (31,1%)
  • Agritech (27,7%), con focus su automazione e robotica agricola
  • Logistica e delivery (19,6%)
  • Retail e HORECA tech (16,2%)

Insieme rappresentano il 95% del mercato, delineando una filiera sempre più integrata, digitale e orientata alla sostenibilità.

Un modello italiano che diventa benchmark europeo

Il 2025 segna un punto di svolta: mentre l’Europa rallenta, l’Italia accelera, dimostrando che tradizione agroalimentare e innovazione tecnologica possono convivere e rafforzarsi reciprocamente.

L’Agrifoodtech Made in Italy non è più un mercato emergente, ma un ecosistema maturo, capace di attrarre investitori internazionali, generare occupazione qualificata e sviluppare tecnologie pronte per la scalabilità globale.

La sfida ora è consolidare questa leadership e trasformare il potenziale in espansione internazionale strutturata, rendendo l’innovazione agroalimentare uno degli asset strategici più rilevanti per il futuro economico del Paese.

Agrifoodtech in Italia: investimenti in crescita del +18% e 501 startup attive nel 2025
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